Si resta disarmati di fronte al suo sorriso. E. è una donna nigeriana, arrivata in Italia su un barcone. Prima la Sicilia in un centro d’accoglienza, poi oggi abita nella Casa Famiglia A.G.A.P.E. della Croce Rossa di Roma. Faceva la pasticciera nel suo Paese. Ama cucinare, infatti la cucina della Casa sembra il suo luogo preferito. Sta imparando a cucinare le lasagne ci dice con orgoglio. Ma so cucinare tanti piatti tradizionali del mio Paese. Ad ascoltarla mentre parla e sorride con la sua bambina di pochi mesi in braccio c’è il marito che è venuto a trovarla. Il sogno di E. è avere una grande casa dove poter vivere insieme alla sua famiglia.

 

Oggi quella grande casa è AGAPE e la sua famiglia è una comunità allargata fatta di operatrici della Croce Rossa e di Mamma Cristina, lei chiama così Maria Cristina, volontaria CRI che le aiuta e che ha dato una mano per la nascita di questo nuovo luogo di accoglienza della Croce Rossa di Roma. Non diremo dove si trova per ragioni di sicurezza delle ospiti, è vicino Roma. La Presidente Debora Diodati ne è molto orgogliosa, perché è il primo centro di questo tipo che la CRI capitolina apre. Si tratta di un fatto nuovo per noi, che è il primo passo di una serie di iniziative che vogliamo mettere in campo, dice Diodati. E, infatti, sono varie le attività della Croce Rossa di Roma sul tema del contrasto alla violenza verso le donne e per l’aiuto alle donne che si trovano in stato di bisogno e di difficoltà. AGAPE è l’acronimo di Accoglienza, Gioia, Autonomia, Protezione, Empatia e ospita donne con i loro bambini. Al momento ci sono tre donne con bambini e un’altra donna arriverà nei prossimi giorni. Ad organizzare tutto il lavoro c’è Zdenka con altre due operatrici e due educatrici che fanno un lavoro di equipe.

 

Quando arriviamo noi una educatrice non c’è, ha avuto un piccolo infortunio, poi c’è Antonella, soprannominata Nutella. E. ha solo un momento in cui perde il sorriso, quando pensa che ha rischiato di vedere allontanare da sé la sua bambina, poi i servizi sociali l’hanno fatta trasferire ad AGAPE dove possono stare insieme. Sta facendo colloqui di lavoro ed è in attesa di una risposta per un periodo di tirocinio. Le storie di AGAPE hanno vari gradi di durezza. Il centro accoglie donne in difficoltà, e queste difficoltà possono essere di vario tipo. Sono i servizi sociali a far trasferire le donne che hanno bisogno presso la struttura e come ci spiega Zdenka, sempre di più AGAPE accoglie donne vittime di tratta. Non vogliamo conoscere i particolari della sua storia, ma la ragazza che mentre arriviamo è seduta in cucina per allattare il suo bimbo di un mese, ne è stata vittima. E’ anche lei nigeriana, ha denunciato quell’uomo che l’ha “comprata”. Vuole giustizia. Quello che più ci fa piacere sapere è come pensa di riorganizzare la sua vita. T. ha 20 anni, sogna di fare l’attrice di teatro. Un’ambizione che coltiva sin da quando viveva in Nigeria, dove ha solo il padre. La madre è morta quando lei è nata. Ha conosciuto la violenza della prigionia in Libia, lei come molte altre donne. Non ha voglia di arrendersi e prega perché Dio protegga suo figlio sperando che possa vivere in Italia, mentre non smette di baciarlo e di abbracciarlo. Si prepara il pranzo, si apparecchia la tavola, per tutti, nel frattempo arrivano le nuove lavagne dove appuntare le cose da fare e come dividersi i turni per le pulizie o per organizzare la vita in comune. Nel frattempo rientra L.  una donna italiana. Una storia di violenza la sua, subita da un uomo presso cui lavorava. I suoi occhi si riempiono di lacrime parlando della violenza subita. Non riesce a dimenticarla. Porto ancora i segni dei lacci con cui mi ha tenuta legata, dice indicando le caviglie. L. sta cercando anche lei un lavoro, ha tre figli, non ha molto per vivere autonomamente adesso e AGAPE le ha dato un luogo. Vorrei fare qualunque lavoro ci dice. Si tocca i capelli neri, ha ripreso a truccarsi. Ora sta meglio. Ma non riesce a parlare di quella violenza senza stare male. E non ne parliamo. È stata la prima donna ad entrare ad AGAPE a ottobre scorso. Sono passati pochi mesi, ma questa Casa sembra vivere già di ricordi, di una vita intensa, di forti emozioni.

 

Si fa scuola d’italiano per le donne straniere, si dà assistenza legale, c’è la psicoterapeuta, si cerca un reinserimento lavorativo e sociale. Si organizza la vita per il presente e per il futuro. Quando il passato non può essere facilmente ricordato. Per l’8 marzo forse E. prepara un dolce anche se per ora si deve usare il forno di casa della maestra d’italiano, mentre L. ha la prima udienza del processo contro il suo violentatore. La Croce Rossa di Roma ha, intanto, aperto una campagna per sostenere AGAPE e altre attività per le donne in difficoltà. Il forno ad AGAPE ci sarà presto. Si stanno raccogliendo alcune donazioni di chi vuole sostenere il progetto “Più Donna” anche partecipando ai corsi di formazione sulla salute al femminile. Se tutti ci mettiamo in movimento, dice Debora Diodati, AGAPE potrà essere il primo luogo a cui seguiranno altri. Croce Rossa di Roma è sempre più donna. E le donne sono uno dei pilastri del nostro fare volontariato, conclude la Presidente della Croce Rossa di Roma.

Articolo e foto a cura dell’Ufficio Stampa della Croce Rossa di Roma