Oggi festeggiamo il nuovo Compleanno del Refuge LGBT, la Casa Famiglia della Croce Rossa di Roma e del Gay Center, che compie due anni.

E per esprimere gli Auguri migliori, alcune ragazze e ragazzi ospitati hanno disegnato e raccontato il loro modo di vedere il luogo che, oggi, li accoglie o dove sono stati accolti e da dove sono ripartiti. Le loro parole sono il segno di un riconoscersi nell’accoglienza. Le abbiamo lasciate, quasi del tutto integrali e vive nella loro autenticità e spontaneità, così come le abbiamo ricevute.

“Il Refuge LGBT, dove la vita inizia e l’amore non finisce mai.

Nella vita non bisogna mai perdere la speranza, mai smettere di credere e mai smettere di sognare una vita libera, dove si è liberi di amare le persone nell’anima, e che non c’è bisogno di cambiare mai quando il nostro cuore trova l’affetto in questa dimora, e che possiamo essere felici di farci una nostra vita, lontano da tutti quelli che ci hanno fatto male nel profondo, rifugiandoci in questo luogo che chiamiamo casa.

È un posto dove conosci altri ragazzi nella stessa o simile situazione, ma alla fine qualcosa ci accomuna e non diventiamo neanche amici, ma quasi come fratelli o sorelle.

La cosa più bella di tutte penso sia, che siamo considerati per quello che siamo e non siamo detti sbagliati, ma che siamo qualcosa di bello che viene messo da parte, per gente che non capisce che a loro la vita non cambia, ma noi ne soffriamo.” 

Ma va bene fin quando siamo qui, stiamo bene!”

 

“Vi racconto la mia esperienza nella Casa Famiglia Refuge.

Ragazzi e ragazze omosessuali cacciati o scappati di casa, non un residence dove vieni ospitato per visitare la città, ma un vero e proprio rifugio per poter iniziare una nuova vita lontano dal nido dove sei cresciuto, dove hai messo le prime radici ma qualcuno ha deciso di estirpare.

Queste parole sono pesanti quanto vere, di quello che io mi sono sentito appena sono arrivato nella bella quanto grande Roma. Ma tralasciando tutti questi paroloni vi racconto la mia esperienza in poche parole:

Arrivare a Roma è stata unemozione entusiasmante quanto triste, vedere questa città piena di palazzi e traffico, dove in alcuni quartieri si annida la triste realtà della vita, in confronto al paesino dove abitavo con le persone che conoscevo. Mi manca tuttora la mia vita nel bel verde in confronto alla cittàAl Refuge trovai delle persone che mi hanno sostenuto e sopportato per parecchio tempo. Come gli operatori che anche con il loro poco condividono con te le gioie dei tuoi successi della vita, io stesso li ho definiti angeli custodi.

Se non fosse stato solo per loro non sarei arrivato dove mi trovo ora.
Refuge non è perfetto ma un trampolino di lancio per ragazzi e ragazze vittime di omofobia.

Con i ragazzi c’è sempre un diverbio o un litigio, ma alla fine si faceva sempre pace in un modo o nellaltro, alla fine abitavamo nello stesso tetto, ci si sente alla fine come fratelli e sorelle ci prendevamo cura luno dellaltro. Ci facevamoforza a vicenda, condividiamo momenti belli come il lavoro, una nuova storia damore oppure la notizia più bella ma cruda allo stesso momento, quando qualcuno aveva trovato una soluzione e stava per uscire di casa. Gli operatori non erano di meno, alla notizia delluscita di un ragazzo, scendeva una lacrima anche a loro, per loro non è soltanto un lavoro e si vedeva.

La gente ha bisogno di conoscere che questo progetto che è vivo e funziona. E credo fortemente che questa lettera posso dare loro la prova che questo progetto deve andare avanti.

Vi lascio con un grande abbraccio.
Un ragazzo che decise di porre fine tutto, ma non lo ha fatto.

C’è sempre una soluzione, è se non c’è la crei!!