La Croce Rossa è la mia famiglia.
Ho ricevuto tanto e ora voglio restituire agli altri un po’ di aiuto. Sono le parole di Christian, un giovane uomo di 36 anni nato in Camerun e arrivato in Italia un paio d’anni fa.
Oggi Christian, che gode della protezione umanitaria, ha un lavoro presso una importante ONG dove svolge compiti di segreteria per un progetto che aiuta le vittime di tortura, ha una casa dove vivere ed è diventato Volontario della Croce Rossa di Roma.

Christian è un po’ sorpreso del perché ci interessiamo alla sua storia, ma per noi è importante dargli la possibilità di raccontarsi, perché la sua è una storia fatta di incontri con il Volontariato e della scelta di essere un Volontario. Ho sempre saputo, anche nel mio Paese, che la Croce Rossa aiuta – dice – così quando sono arrivato a Roma l’ho cercata, e sono stato accolto al Presidio Umanitario di Via del Frantoio. Avevo freddo e fame e ho avuto un posto dove stare e da coprirmi. L’operatrice del centro mi ha regalato la sua giacca quando sono arrivato. Ce l’ho ancora. Ed è nel centro del Tiburtino della CRI, chiuso qualche mese fa, che Christian grazie alle Volontarie della CRI ha iniziato a studiare l’italiano, per poi continuare a impararlo altrove. La cosa più importante per integrarsi è conoscere la lingua, ci dice. E lui di lingue ne parla varie. La sua è il Bulu, poi l’inglese, il francese, un po’ di somalo e, oggi, quasi perfettamente l’italiano.

L’integrazione è andare verso gli altri, ribadisce. Io sono cattolico e so cosa significa. È stata la rete del Volontariato romano, a “salvare” questo ragazzo, arrivato nella Capitale senza nulla. Un ragazzo come tanti, arrivato su un barcone dalla Libia, e salvato in mare dall’equipaggio di un mercantile. Il nostro gommone imbarcava acqua – ci racconta –  ho visto alcuni morire, io mi sono tenuto aggrappato forte al bordo del gommone fino a che non sono stato tratto in salvo. La permanenza in Libia un inferno. Sette mesi in condizione di detenzione di fatto, si mangiava tre giorni a settimana e si poteva stare anche due giorni senz’acqua, poi arrivava quella portata in grandi cisterne. Ho conosciuto la cattiveria umana, eppure in quel luogo c’era il contrasto con la bella e dolce musica araba – come lui la definisce cambiando espressione del volto – che i suoi “carcerieri” ascoltavano.

La Croce Rossa mi ha aperto la porta, continua. Mi ha accolto. E oggi, Christian, che ha ricevuto dalla Presidente Debora Diodati l’attestato di Volontario si è occupato di assistere le persone senza dimora. È importante dare da mangiare e da vestire, dice. Ma è ancora più importante ascoltare. Ho trovato qui a Roma molte belle persone. Questa è la mia medicina contro gli episodi di discriminazione che subisco e che non sono pochi. Ma Roma e la città dove voglio vivere. E noi glielo auguriamo. Anche perché vicino Roma c’è Villa Adriana, il posto che Christian ama di più e che ha già visitato quattro volte. Mi mette pace.

Una parola che non è mai troppo banale.

a cura dell’Ufficio Stampa della Croce Rossa di Roma
Testo di Alessandra Filograno
Foto di Gianfabio Lupo