Una delle prime cose che ci colpisce quando arriviamo a Trastevere e incontriamo alcune persone che dormono per strada sono le scarpe usate fino a consumarsi. E sono proprio le scarpe la cosa che alcuni di loro chiedono quando la macchina della Croce Rossa si avvicina. Prima ancora delle coperte. Anzi quelle inspiegabilmente a volte non le chiedono. E se gliele offri alcuni dicono di non averne bisogno, quasi come se fossero abituati a non provare calore. Quasi come se il freddo fosse una condizione della vita normale. Ma le scarpe servono per stare in piedi, per camminare. E sembrano essere un oggetto prezioso. Sono due uomini apparentemente italiani, a Trastevere, che affacciandosi al finestrino dell’auto dei Volontari CRI Roma in giro con l’Unità di strada chiedono, misura 43 e l’amico 45. Non ci spostiamo da qui, dicono ad Adelaide, la coordinatrice del SASFID che esce ogni martedì e che in questi giorni di emergenza freddo a Roma sta battendo tutto il primo municipio per dare ricovero a chi vuole insieme ad altri volontari instancabili, determinati, persone che non conoscono la stanchezza.

Si esce ogni sera in questi giorni e si fa la spola tra le strade e i ricoveri aperti a Tiburtino, a Via Ramazzini a via Dandolo  che sono quasi al completo. Anche se qualche ospite che la sera prima ha dormito al riparo oggi è di nuovo per strada. Quella strada che in assenza di una casa non vuoi abbandonare per varie ragioni. E allora si prova a convincerli a rientrare per sottrarsi al gelo. Mentre qualcun altro preferisce stare dov’è altri salgono sui furgoni e sulle macchine dell’Unità di Strada e si va verso l’ex Sprar al Frantoio. Un luogo che Croce Rossa conosce bene. La struttura è adiacente al Presidio Umanitario dove sono transitati centinaia di migranti soprattutto eritrei. Al ricovero per l’emergenza freddo si registrano i nomi di chi arriva, si preparano i letti, le coperte, si distribuisce la cena. C’è anche un uomo che si muove in carrozzina. I volontari CRI l’hanno trasferito qui da Via Ramazzini. Arriva l’operatore della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma. Si telefona, ci si organizza, si prendono segnalazioni di persone in strada che chiedono di venire al centro. La città ha ancora i segni della nevicata. A Piazza di Spagna le vetrine dei negozi hanno già la collezione primaverile ma dentro una rientranza di una banca c’è l’immagine forse più forte di tutto il nostro viaggio serale su Roma. Una donna ha creato un riparo di fortuna con degli scatoloni ed è li seduta con le coperte che la riparano dal freddo, apparentemente non c’è lo spazio per distendersi.

Si distribuiscono sacchi a pelo a chi vuole rimanere in strada. Si parla, ci si avvicina. Si stabilisce un primo contatto. I volontari della CRI conoscono le strade di Roma di notte e chi le abita. Vedono quello che è invisibile. Il viaggio sulle strade dura ore. Non importa se fa freddo. Si deve arrivare dove appare impossibile.
E, invece, è più facile di quanto si pensi. Quelle scarpe nella piazza di Trastevere sono ammucchiate vicino a un giaciglio fatto di coperte. Aspettano di riprendere a camminare. Oppure sono state lasciate lì. Qualcuno a via del Frantoio ha perso il libretto di preghiere. Qualcun altro non sa accendere la stufa. Una signora arrivata qui da Trastevere ama farsi fotografare da noi. Mentre sotto un porticato dove fino a qualche mese fa c’erano alcune persone oggi non c’è più nessuno. A Piazza Augusto Imperatore si dorme sotto i portici. Si torna nella sede della CRI. Nel salone dei volontari dormono al riparo da alcune notti altre 30 persone. Non entriamo per non disturbare. I volontari sono anche lì che ci fanno segno di parlare sotto voce.
C’è una città di Roma che non dorme. È quella che aiuta. È quella della Croce Rossa.

A cura dell’Ufficio Stampa della Croce Rossa di Roma